interviste radio speaker — 16 giugno 2011
Lucia Schillaci. “La radio è emozione, è sentire che chi ti parla ti è vicino”

Da 10 anni in onda su Radio InBlu e alle spalle una carriera fatta di grandi esperienze. Andiamo a conoscere da vicino Lucia Schillaci, in arte ‘Skilly’ …

- Nome: Lucia Schillaci

- Nome d’arte: da anni sono la Skilly

- Colore preferito: Rosso

- Genere musicale: Jazz

- Trasmissione: Pomeriggio InBlu’, ogni giorno dalle 15 alle 17 su Radio InBlu.

Quando hai scoperto la tua passione per la radio e come è iniziato il tuo percorso?

    Ho cominciato per caso a fare radio, l’ho sempre ascoltata molto e ne sono sempre stata innamorata ma non avrei mai pensato un giorno di ritrovarmi dietro ad un microfono … la prima radio si sentiva solo nel palazzo, era una piccolissima radio di quartiere, ricordo ancora la prima volta che ho aperto il cursore del microfono per richiuderlo immediatamente, con la saliva azzerata e il cuore a mille. La prima radio è stata Radio M100 a Roma li ho fatto i miei primi passi da radiofonica e non mi sono più fermata..

    • Poi è arrivata la gavetta che ti ha portato a lavorare in grandi emittenti come Radio Subasio, Rai Radio 1 e Radio SNJ tra le tante …

    Sono stati anni importanti per la mia formazione, umana e professionale, per aiutarmi a capire quanto mi stessi innamorando della radio come mezzo di comunicazione diretto e senza filtri, capace di emozionare sorridere far pensare … per anni, e ancora oggi, ho rubato con le orecchie il mestiere ascoltando i miei colleghi , quelli che facevano radio quando ancora io studiavo, che sono cresciuti davanti ad un microfono, e mi sono innamorata delle voci, anche quelle non bellissime, non perfette nella dizione, ma quelle che mi catturavano per il modo semplice, diretto e naturale che avevano di porsi. La semplicità, naturalezza e la leggerezza sono le tre cose che continuo a ricercare da sempre. La radio è emozione, è sentire che chi ti parla ti è vicino e riesce a tenerti incollato perché ti appassiona e ti coinvolge emotivamente…

    • Ma oltre alla radio la tv e la tua esperienza nell’allora “VideoMusic”. Il programma, non a caso, si chiamava ‘Coloradio’. Cosa ricordi di quel periodo?

    E’ stato un periodo fantastico, non avevo mai fatto tv e il primo giorno di diretta ero emozionata come una bimba al primo giorno di scuola. Mentre partiva il countdown c’erano ancora i tecnici che montavano le luci in uno studio così piccolo che in due si stava strettissimi … è stato fantastico fare radio in tv, sono stati anni molto creativi e divertenti, una magnifica palestra….

    • Ora sei in onda tutti i giorni, dalle 15 alle 17, su Radio InBlu. Musica, curiosità e attualità: cosa non deve mai mancare in trasmissione?

    Ti confesso una cosa, in realtà sono 10 anni che sono in onda su Radio InBlu! Cosa non deve mancare? L’entusiasmo e la voglia di comunicare sensazioni. Sono un’ascoltatrice prima che una speaker, e ho sempre amato ascoltare chi riusciva a trasmettere attraverso le parole storie, stimolando il mio immaginario … è quello che cerco di fare ogni giorno.

    • Qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

    Il contatto con gli ascoltatori, il poter parlare a tante persone tra le più diverse e stimolarle con i miei pensieri a ragionare, confrontarsi e, credimi, la maggior parte delle volte mi scopro a imparare molto da loro…

    • C’è ancora un sogno nel cassetto da realizzare (o un sassolino nella scarpa da togliere)?

    Ho tanti sogni, in realtà non mi fermo mai, ma ancora niente di concreto, anche perché il mio progetto sarebbe quello di trovare il tempo per realizzarli. Uno dei grandi sogni sarebbe lavorare nel settore organizzativo in ambito musicale per contribuire a far conoscere i tanti musicisti italiani che per strani motivi non hanno alcuna possibilità di poter accedere al grande pubblico, privilegio che purtroppo viene limitato solo a pochi e quasi mai a chi se lo merita davvero.

    Mi hai chiesto se ho un sassolino nella scarpa, beh, sì, negli anni mi sono ritrovata a fare radio come in fabbrica, con la musica che non mi piaceva e con direttive che mi portavano a “snaturalizzarmi” e a rendermi asettica … Mi spiego: la radio negli anni ha perso la sua funzione primaria, quella di stimolare la conoscenza, di proporre nuovi o vecchi artisti, di incuriosire chi l’ascolta; un tempo lo speaker arrivava in radio con la valigetta di dischi, e riusciva a trasmettere ed emozionare raccontando la sua musica, quella che amava, quella che aveva scoperto in qualche negozietto o in una rivista musicale per caso … Oggi non è così, si lavora per i numeri: quantità di ascoltatori a discapito della qualità nelle proposte, e questa non è la radio che io immaginavo quando ho cominciato a trasmettere ….

    Laura Fichera

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